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Bassoriliveo chiesa Parrocchiale

Mese di Maggio

In questo particolare mese di Maggio Papa Francesco ha proposto di vivere una maratona di preghiera per invocare la fine della pandemia e la ripresa del lavoro. Trenta santuari rappresentativi, sparsi in tutto il mondo, guideranno la preghiera mariana, che verrà trasmessa in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede alle ore 18 ogni giorno. Qui puoi seguire le trasmissioni: www.vaticannews.it ; Qui l’articolo con tutte le informazioni. https://www.avvenire.it/papa/pagine/il-1-maggio-il-papa-da-inizio-a-un-mese-di-rosario-dai-santuari-per-guarire-pandemia

Durante questo mese, portando nel cuore le intenzioni del Papa, pregheremo il rosario in forma comunitaria in questo modo:

A Bosco ci troveremo in chiesa parrocchiale ogni lunedìmartedìmercoledì e venerdì sera, per questa settimana alle 20.00. invitiamo in particolare i nostri bambini e ragazzi.

A Valdiporro proponiamo di trovarci intorno ai nostri capitelli, sempre osservando le norme vigenti (distanziamento e mascherina).Non ci sarà un incaricato della parrocchia a guidare il rosario, la preghiera è affidata alle persone che si radunano. Gli appuntamenti di questa settimana: Mercoledì 5 maggio, Capitello in contrada Mandria; Venerdì 7 maggio, Capitello di contrada Pezzo (Madonna di Lourdes) sempre alle 20.30

Buon mese di Maggio!!

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Settimana Santa 2021

Quest’anno, nonostante le restrizioni determinate dalla pandemia, potremo vivere le celebrazioni del triduo Pasquale. Ringraziamo il Signore di questa possibilità. Per rispettare le norme di contenimento del contagio, che prevedono che il numero dei fedeli presenti in chiesa sia contingentato, potranno accedere alle celebrazioni del triduo Pasquale solo coloro che saranno in possesso del relativo biglietto, in distribuzione negli orari concomitanti le celebrazioni della settimana presso la sagrestia della parrocchia. Vista la delicata situazione sanitaria, i vescovi hanno scelto di dare a tutte le comunità la possibilità di celebrare il sacramento della riconciliazione nella forma straordinaria che prevede l’assoluzione generale. Per questo sono in programma due celebrazioni penitenziali. Nel pdf allegato a questo articolo il programma dettagliato delle celebrazioni. Buona settimana Santa!

Programma settimana Santa 2021

San GIuseppe Bosco - Vicino

Novena a San Giuseppe

Novena a San Giuseppe

Con le parole della lettera apostolica “Patris Corde” Del Santo Padre Francesco

puoi scaricar il testo completo in pdf cliccando qui: Novena a San Giuseppe 

oppure puoi scaricare i singoli giorni qui:  01 – Novena a San Giuseppe – primo giorno  –  02 – Novena a San Giuseppe – secondo giorno  –  03 – Novena a San Giuseppe – terzo giorno  –  04 – Novena a San Giuseppe – quarto giorno  –  05 – Novena a San Giuseppe – Quinto giorno  –  06 – Novena a San Giuseppe – sesto giorno  –  07 – Novena a San Giuseppe – settimo giorno  –  08 – Novena a San Giuseppe – ottavo giorno  –  09 – Novena a San Giuseppe – nono giorno

 

Nell’anno che Papa Francesco ha dedicato a San Giuseppe, una proposta di preghiera per aprire il cuore alla presenza e all’intercessione del custode della Santa Famiglia.

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Segno di croce – Invocazione allo Spirito Santo (la trovi nell’immagine qui sopra)

Orazione: O Padre, che nella luce dello Spirito Santo guidi i credenti alla conoscenza piena della verità, donaci di gustare nel tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.            Amen.

A questo punto si aggiunge la preghiera indicata per ogni giorno (di seguito). 

Poi, per concludere:

Rinnoviamo la nostra fede: 

 Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra

e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,

il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,

patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi;

il terzo giorno risuscitò da morte;

salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:

di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,

la santa Chiesa cattolica,

la comunione dei santi

la remissione dei peccati,

la risurrezione della carne,

la vita eterna. Amen.»

 

Padre nostro

 San GIuseppe Bosco - Primo piano

Preghiera a San Giuseppe 

(Dalla lettera apostolica “Patris Corde”)

 

Salve, custode del Redentore,

e sposo della Vergine Maria.

A te Dio affidò il suo Figlio;

in te Maria ripose la sua fiducia;

con te Cristo diventò uomo.

 

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,

e guidaci nel cammino della vita.

Ottienici grazia, misericordia e coraggio,

e difendici da ogni male. Amen.

 

Conclusione:

 

Facendo il segno della croce si invoca la benedizione con queste parole:

 

Il Signore ci benedica,

ci preservi da ogni male

e ci conduca alla vita eterna,                         amen.

 

 

Primo giorno – 10 marzo

Giuseppe, uomo del silenzio e del quotidiano

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

durante questi mesi di pandemia possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti». Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine.

 

 

secondo giorno – 11 marzo

Giuseppe, padre amato

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

La grandezza di San Giuseppe consiste nel fatto che egli fu lo sposo di Maria e il padre di Gesù. In quanto tale, «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico», come afferma San Giovanni Crisostomo. San Paolo VI osserva che la sua paternità si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; nell’aver usato dell’autorità legale, che a lui spettava sulla sacra Famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; nell’aver convertito la sua umana vocazione all’amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e di ogni capacità, nell’amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa».[8] Per questo suo ruolo nella storia della salvezza, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano

 

terzo giorno – 12 marzo

Giuseppe, padre della tenerezza

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Come il Signore fece con Israele, così egli “gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare” (cfr Os 11,3-4).

Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 103,13).

 

Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza.

 

Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24).

 

Quarto giorno – 13 marzo

Giuseppe, padre nell’obbedienza

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Analogamente a ciò che Dio ha fatto con Maria, quando le ha manifestato il suo piano di salvezza, così anche a Giuseppe ha rivelato i suoi disegni; e lo ha fatto tramite i sogni, che nella Bibbia, come presso tutti i popoli antichi, venivano considerati come uno dei mezzi con i quali Dio manifesta la sua volontà.[13]

Giuseppe è fortemente angustiato davanti all’incomprensibile gravidanza di Maria: non vuole «accusarla pubblicamente»,[14] ma decide di «ripudiarla in segreto» (Mt 1,19). Nel primo sogno l’angelo lo aiuta a risolvere il suo grave dilemma: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21). La sua risposta fu immediata: «Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo» (Mt 1,24). Con l’obbedienza egli superò il suo dramma e salvò Maria.

 

In ogni circostanza della sua vita, Giuseppe seppe pronunciare il suo “fiat”, come Maria nell’Annunciazione e Gesù nel Getsemani.

Giuseppe, nel suo ruolo di capo famiglia, insegnò a Gesù ad essere sottomesso ai genitori (cfr Lc 2,51), secondo il comandamento di Dio (cfr Es 20,12).

Nel nascondimento di Nazaret, alla scuola di Giuseppe, Gesù imparò a fare la volontà del Padre. Tale volontà divenne suo cibo quotidiano (cfr Gv 4,34). Anche nel momento più difficile della sua vita, vissuto nel Getsemani, preferì fare la volontà del Padre e non la propria[16] e si fece «obbediente fino alla morte […] di croce» (Fil 2,8). Per questo, l’autore della Lettera agli Ebrei conclude che Gesù «imparò l’obbedienza da ciò che patì» (5,8).

 

Quinto giorno – 14 marzo

Giuseppe, padre nell’accoglienza

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Giuseppe accoglie Maria senza mettere condizioni preventive. Si fida delle parole dell’Angelo. «La nobiltà del suo cuore gli fa subordinare alla carità quanto ha imparato per legge; e oggi, in questo mondo nel quale la violenza psicologica, verbale e fisica sulla donna è evidente, Giuseppe si presenta come figura di uomo rispettoso, delicato che, pur non possedendo tutte le informazioni, si decide per la reputazione, la dignità e la vita di Maria. E nel suo dubbio su come agire nel modo migliore, Dio lo ha aiutato a scegliere illuminando il suo giudizio».[18]

Tante volte, nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra prima reazione è spesso di delusione e ribellione. Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia. Se non ci riconciliamo con la nostra storia, non riusciremo nemmeno a fare un passo successivo, perché rimarremo sempre in ostaggio delle nostre aspettative e delle conseguenti delusioni.

 

 

 

Sesto giorno – 15 marzo

Giuseppe, padre dal coraggio creativo

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Molte volte, leggendo i “Vangeli dell’infanzia”, ci viene da domandarci perché Dio non sia intervenuto in maniera diretta e chiara. Ma Dio interviene per mezzo di eventi e persone. Giuseppe è l’uomo mediante il quale Dio si prende cura degli inizi della storia della redenzione. Egli è il vero “miracolo” con cui Dio salva il Bambino e sua madre. Il Cielo interviene fidandosi del coraggio creativo di quest’uomo, che giungendo a Betlemme e non trovando un alloggio dove Maria possa partorire, sistema una stalla e la riassetta, affinché diventi quanto più possibile un luogo accogliente per il Figlio di Dio che viene nel mondo (cfr Lc 2,6-7). Davanti all’incombente pericolo di Erode, che vuole uccidere il Bambino, ancora una volta in sogno Giuseppe viene allertato per difendere il Bambino, e nel cuore della notte organizza la fuga in Egitto (cfr Mt 2,13-14).

A una lettura superficiale di questi racconti, si ha sempre l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza.

Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare.

 

Settimo giorno – 16 marzo

Giuseppe, padre lavoratore

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono.

Il lavoro diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza, occasione per affrettare l’avvento del Regno, sviluppare le proprie potenzialità e qualità, mettendole al servizio della società e della comunione; il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per sé stessi, ma soprattutto per quel nucleo originario della società che è la famiglia. Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento?

La persona che lavora, qualunque sia il suo compito, collabora con Dio stesso, diventa un po’ creatore del mondo che ci circonda. La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso. Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!

 

Ottavo giorno – 17 marzo

Giuseppe, padre nell’ombra

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.

La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.

La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9).

Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio.

 

Nono giorno – 18 marzo

Giuseppe, patrono della chiesa

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Dobbiamo sempre domandarci se stiamo proteggendo con tutte le nostre forze Gesù e Maria, che misteriosamente sono affidati alla nostra responsabilità, alla nostra cura, alla nostra custodia. Il Figlio dell’Onnipotente viene nel mondo assumendo una condizione di grande debolezza. Si fa bisognoso di Giuseppe per essere difeso, protetto, accudito, cresciuto. Dio si fida di quest’uomo, così come fa Maria, che in Giuseppe trova colui che non solo vuole salvarle la vita, ma che provvederà sempre a lei e al Bambino. In questo senso San Giuseppe non può non essere il Custode della Chiesa, perché la Chiesa è il prolungamento del Corpo di Cristo nella storia, e nello stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria.[23] Giuseppe, continuando a proteggere la Chiesa, continua a proteggere il Bambino e sua madre, e anche noi amando la Chiesa continuiamo ad amare il Bambino e sua madre.

Questo Bambino è Colui che dirà: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt25,40). Così ogni bisognoso, ogni povero, ogni sofferente, ogni moribondo, ogni forestiero, ogni carcerato, ogni malato sono “il Bambino” che Giuseppe continua a custodire. Ecco perché San Giuseppe è invocato come protettore dei miseri, dei bisognosi, degli esuli, degli afflitti, dei poveri, dei moribondi. Ed ecco perché la Chiesa non può non amare innanzitutto gli ultimi, perché Gesù ha posto in essi una preferenza, una sua personale identificazione. Da Giuseppe dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre; amare i Sacramenti e la carità; amare la Chiesa e i poveri. Ognuna di queste realtà è sempre il Bambino e sua madre.

 

 

 

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Mostraci il tuo volto – …la ripresa!

Ascoltare la Parola di Dio in un clima di preghiera per riconoscere in essa il volto di Cristo, nostro Signore, nostra Idade_Media_Arte_Bizantina_Mosaico_de_Jesus_Cristo_em_Santa_Sofia-620x330salvezza, nostra pace.  Dopo l’interruzione forzata di questi mesi, nel rispetto delle norme e anche nella modalità online, riprendiamo quest’esperienza di fede e di condivisione.

L’orario degli incontri sarà modificato per rispondere alle attuali restrizioni. Non ci incontreremo quindi come sempre il lunedì sera, ma la domenica pomeriggio, dalle 17 alle 18. 

Il primo incontro, domenica 24 gennaio ci darà l’opportunità di incrociare e vivere insieme molte occasioni.

nello stesso incontro, avremo infatti l’occasione di valorizzare la domenica della Parola, fissata quest’anno proprio in questa data riflettere sul Padre Nostro, che il nuovo messale ci propone di pregare con due piccoli ritocchi di traduzione. La meditazione del Padre Nostro è anche una delle opere richieste per ricevere il dono dell’indulgenza durante questo anno dedicato a San Giuseppe.

Sarà possibile partecipare all’incontro anche attraverso la diretta sul canale YouTube “chiedi cerca bussaLogo youtube

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L’uomo della sindone

Dal 12 luglio al 31 ottobre, nella nostra chiesa parrocchiale sarà possibile lasciarsi guidare da un percorso fatto di testi ed immagini che conduce alla scoperta della Sindone, e che aiuta a riflettere su alcuni brani del vangelo e sui luoghi della passione. Una riproduzione in grande formato del sacro lino sarà occasione di memoria degli eventi della passione, di contemplazione dell’evento della croce, di ringraziamento e di preghiera a Cristo, che ha dato se stesso per noi.

il percorso sarà liberamente visitabile durante gli orari dell’apertura della chiesa: dal 12 luglio al 30 agosto dalle 7.30 alle 22.30; dal 1 settembre al 31 ottobre dalle 7.30 alle 19.30.

Locandina_Bosco per sito

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CAMPO ESTIVO 2014 ROMA

Viene qui proposto il programma dell’esperienza degli adolescenti nati nel ’97 ’98 ’99  che si svolgerà a Roma dal 9 al 13 giugno.

I nostri adolescenti verranno accompagnati dagli animatori e dal parroco.

La partenza sarà il 9 giugno alle 8:00 dal monumento dei caduti in bus. Il viaggio del lunedì prevede una sosta nella città di Firenze. Il viaggio poi proseguirà fino a Roma, dove ci si sistemerà per la notte. Il pranzo sarà al sacco, e anche per alcune cene ci sarà il bisogno di essere autonomi. Gli adolescenti verranno ospitati in una casa in centro a due passi dal Vaticano.

Il programma della settimana:

+ Martedì: visita della città.

+ Mercoledì: udienza con Papa Francesco e visita della basilica vaticana.

+ Giovedì: visita a Cinecittà e pomeriggio libero.

+ Venerdì: partenza e rientro a Bosco.

 

Speriamo che questa esperienza nella città centro del cristianesimo sia per tutti una grande soddisfazione. Di certo ci sarà molto da fare ma non ci sarà tempo per annoiarsi. Il repertorio di immagini è indicativo di ciò che verrà visitato, ma da l’idea della vastità di luoghi di interesse importanti da vedere nella Capitale.

Per qualsiasi dubbio o perplessità ci si può rivolgere al Parroco o agli animatori.

“L’unica cosa necessaria sarà la voglia di esserci”

La Redazione.