Archivi tag: novena

San GIuseppe Bosco - Vicino

Novena a San Giuseppe

Novena a San Giuseppe

Con le parole della lettera apostolica “Patris Corde” Del Santo Padre Francesco

puoi scaricar il testo completo in pdf cliccando qui: Novena a San Giuseppe 

oppure puoi scaricare i singoli giorni qui:  01 – Novena a San Giuseppe – primo giorno  –  02 – Novena a San Giuseppe – secondo giorno  –  03 – Novena a San Giuseppe – terzo giorno  –  04 – Novena a San Giuseppe – quarto giorno  –  05 – Novena a San Giuseppe – Quinto giorno  –  06 – Novena a San Giuseppe – sesto giorno  –  07 – Novena a San Giuseppe – settimo giorno  –  08 – Novena a San Giuseppe – ottavo giorno  –  09 – Novena a San Giuseppe – nono giorno

 

Nell’anno che Papa Francesco ha dedicato a San Giuseppe, una proposta di preghiera per aprire il cuore alla presenza e all’intercessione del custode della Santa Famiglia.

sequenza-allo-spirito

Segno di croce – Invocazione allo Spirito Santo (la trovi nell’immagine qui sopra)

Orazione: O Padre, che nella luce dello Spirito Santo guidi i credenti alla conoscenza piena della verità, donaci di gustare nel tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.            Amen.

A questo punto si aggiunge la preghiera indicata per ogni giorno (di seguito). 

Poi, per concludere:

Rinnoviamo la nostra fede: 

 Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra

e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,

il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,

patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi;

il terzo giorno risuscitò da morte;

salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:

di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,

la santa Chiesa cattolica,

la comunione dei santi

la remissione dei peccati,

la risurrezione della carne,

la vita eterna. Amen.»

 

Padre nostro

 San GIuseppe Bosco - Primo piano

Preghiera a San Giuseppe 

(Dalla lettera apostolica “Patris Corde”)

 

Salve, custode del Redentore,

e sposo della Vergine Maria.

A te Dio affidò il suo Figlio;

in te Maria ripose la sua fiducia;

con te Cristo diventò uomo.

 

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,

e guidaci nel cammino della vita.

Ottienici grazia, misericordia e coraggio,

e difendici da ogni male. Amen.

 

Conclusione:

 

Facendo il segno della croce si invoca la benedizione con queste parole:

 

Il Signore ci benedica,

ci preservi da ogni male

e ci conduca alla vita eterna,                         amen.

 

 

Primo giorno – 10 marzo

Giuseppe, uomo del silenzio e del quotidiano

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

durante questi mesi di pandemia possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti». Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine.

 

 

secondo giorno – 11 marzo

Giuseppe, padre amato

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

La grandezza di San Giuseppe consiste nel fatto che egli fu lo sposo di Maria e il padre di Gesù. In quanto tale, «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico», come afferma San Giovanni Crisostomo. San Paolo VI osserva che la sua paternità si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; nell’aver usato dell’autorità legale, che a lui spettava sulla sacra Famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; nell’aver convertito la sua umana vocazione all’amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e di ogni capacità, nell’amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa».[8] Per questo suo ruolo nella storia della salvezza, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano

 

terzo giorno – 12 marzo

Giuseppe, padre della tenerezza

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Come il Signore fece con Israele, così egli “gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare” (cfr Os 11,3-4).

Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 103,13).

 

Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza.

 

Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24).

 

Quarto giorno – 13 marzo

Giuseppe, padre nell’obbedienza

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Analogamente a ciò che Dio ha fatto con Maria, quando le ha manifestato il suo piano di salvezza, così anche a Giuseppe ha rivelato i suoi disegni; e lo ha fatto tramite i sogni, che nella Bibbia, come presso tutti i popoli antichi, venivano considerati come uno dei mezzi con i quali Dio manifesta la sua volontà.[13]

Giuseppe è fortemente angustiato davanti all’incomprensibile gravidanza di Maria: non vuole «accusarla pubblicamente»,[14] ma decide di «ripudiarla in segreto» (Mt 1,19). Nel primo sogno l’angelo lo aiuta a risolvere il suo grave dilemma: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21). La sua risposta fu immediata: «Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo» (Mt 1,24). Con l’obbedienza egli superò il suo dramma e salvò Maria.

 

In ogni circostanza della sua vita, Giuseppe seppe pronunciare il suo “fiat”, come Maria nell’Annunciazione e Gesù nel Getsemani.

Giuseppe, nel suo ruolo di capo famiglia, insegnò a Gesù ad essere sottomesso ai genitori (cfr Lc 2,51), secondo il comandamento di Dio (cfr Es 20,12).

Nel nascondimento di Nazaret, alla scuola di Giuseppe, Gesù imparò a fare la volontà del Padre. Tale volontà divenne suo cibo quotidiano (cfr Gv 4,34). Anche nel momento più difficile della sua vita, vissuto nel Getsemani, preferì fare la volontà del Padre e non la propria[16] e si fece «obbediente fino alla morte […] di croce» (Fil 2,8). Per questo, l’autore della Lettera agli Ebrei conclude che Gesù «imparò l’obbedienza da ciò che patì» (5,8).

 

Quinto giorno – 14 marzo

Giuseppe, padre nell’accoglienza

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Giuseppe accoglie Maria senza mettere condizioni preventive. Si fida delle parole dell’Angelo. «La nobiltà del suo cuore gli fa subordinare alla carità quanto ha imparato per legge; e oggi, in questo mondo nel quale la violenza psicologica, verbale e fisica sulla donna è evidente, Giuseppe si presenta come figura di uomo rispettoso, delicato che, pur non possedendo tutte le informazioni, si decide per la reputazione, la dignità e la vita di Maria. E nel suo dubbio su come agire nel modo migliore, Dio lo ha aiutato a scegliere illuminando il suo giudizio».[18]

Tante volte, nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra prima reazione è spesso di delusione e ribellione. Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia. Se non ci riconciliamo con la nostra storia, non riusciremo nemmeno a fare un passo successivo, perché rimarremo sempre in ostaggio delle nostre aspettative e delle conseguenti delusioni.

 

 

 

Sesto giorno – 15 marzo

Giuseppe, padre dal coraggio creativo

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Molte volte, leggendo i “Vangeli dell’infanzia”, ci viene da domandarci perché Dio non sia intervenuto in maniera diretta e chiara. Ma Dio interviene per mezzo di eventi e persone. Giuseppe è l’uomo mediante il quale Dio si prende cura degli inizi della storia della redenzione. Egli è il vero “miracolo” con cui Dio salva il Bambino e sua madre. Il Cielo interviene fidandosi del coraggio creativo di quest’uomo, che giungendo a Betlemme e non trovando un alloggio dove Maria possa partorire, sistema una stalla e la riassetta, affinché diventi quanto più possibile un luogo accogliente per il Figlio di Dio che viene nel mondo (cfr Lc 2,6-7). Davanti all’incombente pericolo di Erode, che vuole uccidere il Bambino, ancora una volta in sogno Giuseppe viene allertato per difendere il Bambino, e nel cuore della notte organizza la fuga in Egitto (cfr Mt 2,13-14).

A una lettura superficiale di questi racconti, si ha sempre l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza.

Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare.

 

Settimo giorno – 16 marzo

Giuseppe, padre lavoratore

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono.

Il lavoro diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza, occasione per affrettare l’avvento del Regno, sviluppare le proprie potenzialità e qualità, mettendole al servizio della società e della comunione; il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per sé stessi, ma soprattutto per quel nucleo originario della società che è la famiglia. Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento?

La persona che lavora, qualunque sia il suo compito, collabora con Dio stesso, diventa un po’ creatore del mondo che ci circonda. La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso. Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!

 

Ottavo giorno – 17 marzo

Giuseppe, padre nell’ombra

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.

La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.

La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9).

Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio.

 

Nono giorno – 18 marzo

Giuseppe, patrono della chiesa

 

Dalla lettera apostolica “Patris Corde”

 

Dobbiamo sempre domandarci se stiamo proteggendo con tutte le nostre forze Gesù e Maria, che misteriosamente sono affidati alla nostra responsabilità, alla nostra cura, alla nostra custodia. Il Figlio dell’Onnipotente viene nel mondo assumendo una condizione di grande debolezza. Si fa bisognoso di Giuseppe per essere difeso, protetto, accudito, cresciuto. Dio si fida di quest’uomo, così come fa Maria, che in Giuseppe trova colui che non solo vuole salvarle la vita, ma che provvederà sempre a lei e al Bambino. In questo senso San Giuseppe non può non essere il Custode della Chiesa, perché la Chiesa è il prolungamento del Corpo di Cristo nella storia, e nello stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria.[23] Giuseppe, continuando a proteggere la Chiesa, continua a proteggere il Bambino e sua madre, e anche noi amando la Chiesa continuiamo ad amare il Bambino e sua madre.

Questo Bambino è Colui che dirà: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt25,40). Così ogni bisognoso, ogni povero, ogni sofferente, ogni moribondo, ogni forestiero, ogni carcerato, ogni malato sono “il Bambino” che Giuseppe continua a custodire. Ecco perché San Giuseppe è invocato come protettore dei miseri, dei bisognosi, degli esuli, degli afflitti, dei poveri, dei moribondi. Ed ecco perché la Chiesa non può non amare innanzitutto gli ultimi, perché Gesù ha posto in essi una preferenza, una sua personale identificazione. Da Giuseppe dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre; amare i Sacramenti e la carità; amare la Chiesa e i poveri. Ognuna di queste realtà è sempre il Bambino e sua madre.

 

 

 

Unknown-1

Novena di Natale

Una proposta di preghiera dal 16 al 24 Dicembre per preparare il cuore alla venuta del Salvatore. Ogni giorno un personaggio o un dettaglio preso dai vangeli che raccontano la nascita di Gesù ci aiuterà a fare spazio nel cuore perchè nasca in noi il Salvatore, Cristo Signore.Unknown-2

Lo shcema della preghiera:    

  1. Iniziamo con il segno di croce e l’invocazione allo Spirito Santo
  2. Accogliamo la meditazione del giorno
  3. Concludiamo come indicato alla fine del libretto

Invochiamo lo Spirito Santo:

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

 

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

 

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

 

Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

 

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

 

Lava ciò che è sordido,

bagna ciò che è arido,

sana ciò che sanguina.

 

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò ch’è sviato.

 

Dona ai tuoi fedeli

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

 

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna. Amen

 

16 dicembre - I potenti della terra

 

Lc 2,1-3

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.

***

Anche oggi i potenti gestiscono grandi ricchezze, muovono masse di persone, spesso opprimono popoli, piegando gli interessi di tutti a quelli di qualcuno. Davanti a tutto ciò rischiamo di sentirci impotenti e di portare in cuore l’impressione che in fondo non c’è nulla di utile che possiamo fare. La storia però è nelle mani di Dio, e anche nel disagio del censimento voluto da un potente, si nasconde il cammino della salvezza, del regno di Dio che si realizza. Noi possiamo contribuire a cambiare la storia, non cercando di vincere i potenti, ma accogliendo l’onnipotente. Egli ha bisogno di noi per abitare il mondo!

17 dicembre - Maria

Lc 2,6-7

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per Maria i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

Lc 2,19

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

***

Maria potrebbe ribellarsi ai fatti. Ma quale regno? Ma quale salvatore? Questo figlio del quale Gabriele aveva annunciato grandi cose nasce in un rifugio di fortuna perché Maria e Giuseppe sono stati rifiutati. Maria potrebbe sentirsi arrabbiata, oppure inadeguata. Potrebbe ribellarsi a Dio, delusa da questi fatti. Al contrario, lei resta ferma in Dio, certa che l’apparenza inganna, e che egli non la deluderà. Chiediamo a Maria che ci insegni lo stesso atteggiamento di fiducia, che nasce da un cuore che sa fare silenzio, che sa meditare, che accetta di non trarre subito conclusioni ma di attendere e di lasciarsi gradualmente illuminare.

 

18 dicembre - Giuseppe

Mt 1,18-21

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

***

Giuseppe è un uomo giusto. Egli non pretende di decidere da se. Non si sente assoluto. Non mette al centro i suoi sentimenti, la tristezza o la rabbia del momento. Si da piuttosto del tempo, per riflettere, per aprire il cuore a Dio. Proprio perché è giusto riconosce Dio come più grande, quindi attende di essere illuminato da lui. In sogno Dio gli indica una strada difficile, ma egli non ha dubbi: la sapienza di Dio diventerà la sua scelta di vita. Quando ci mettiamo al centro della nostra vita costruiamo il nostro inferno, perché tutto dipende da noi e pesa su di noi. La vita è un dono, viene da Dio. Mettiamo lui al centro, e vivremo di libertà, anche nella fatica.

 

19 dicembre - Betlemme

Lc 2,4-7

Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

***

Non c’è posto per una giovane coppia che sta per avere un bambino. E questo non perché gli abitanti di Betlemme siano gente cattiva e sadica. L’egoismo e l’indifferenza non vengono da una scelta, ma da una non-scelta. Chi non sceglie l’attenzione alle persone, la solidarietà, chi si ripiega nei propri affari e nelle proprie cose, chi comincia a mettere se stesso al centro della vita, diventa egoista senza saperlo, indifferente senza rendersene conto. Così, senza saperlo, vive in modo triste e cattivo. Non ci capiti come agli abitanti di Betlemme. Non diventiamo egoisti e disumani. Risvegliamo il cuore, altrimenti Dio stesso non potrà abitare in noi.

 

20 dicembre - L’asino e il bue

Is 1,2-3

Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore:

«Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me.

Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone,

ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende».

***

L’asino e il bue che mettiamo nel presepe non sono presenti nei racconti dell’infanzia di San Luca e San Matteo. Compaiono invece nel libro del profeta Isaia, e sono un simbolo che vuole scuotere la coscienza del popolo. Mentre infatti gli animali riconoscono il loro posto e la fonte del loro nutrimento, Israele è un popolo ribelle che volta le spalle al Dio che lo ha creato e che lo sostiene. L’asino e il bue sono il segno di un Israele e di un’umanità che volta le spalle a Dio. Contempliamoli nel nostro presepe, e chiediamo allo Spirito che ci doni di riconoscere ed accogliere Dio presente nella nostra vita.

 

21 dicembre - La Mangiatoia

Lc 2,6-7

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per Maria i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

***

Gesù non ha una culla. Sua Madre Maria non può mettere il Bambino in un luogo adeguato. Letteralmente Luca dice che lo depose in un legno, un richiamo evidente al legno della croce. Quel bambino è venuto nel mondo per dare la sua vita. Quel legno però è stato identificato in una mangiatoia, visto che probabilmente quello dove stavano Maria e Giuseppe era un rifugio per animali, e questo ci fa pensare a qualcosa di grande. La vita di Gesù sarà dono in un modo particolare e straordinario: egli si farà, per coloro che lo accoglieranno, cibo di vita. Tutto questo a partire da un vecchio legno, da un po’ di paglia. Dio non teme  la poca paglia del nostro cuore, non teme cioè il fatto che siamo inadeguati ad accoglierlo. Egli nasce nella nostra povertà, nella miseria, e lì si fa dono di vita nuova.

 

22 dicembre - Gli Angeli

Lc 2,8-14

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

***

Gli angeli giocano un ruolo di importanza fondamentale nella vicenda della nascita di Gesù, ma il loro modo di fare potrebbe sembrare sorprendente. Si rivolgono a gente marginale (i pastori) e parlano di gioia grande e di salvezza in riferimento ad un evento normale, quello della nascita di un bambino, avvenuto in un contesto triste e inadeguato. A pensarci bene quello degli angeli è un annuncio pieno di speranza. Il Dio che annunciano non è selettivo e altezzoso. Non si manifesta in luoghi ricercati e unici, ma nella quotidianità più povera e improvvisata. Basta aprire gli occhi, lo si potrà riconoscere nel volto tenero di un neonato. Gli angeli sono quelle persone che ci aiutano a leggere la nostra quotidianità alla luce del vangelo. Angeli siamo noi, quando con i gesti e con le parole illuminiamo il grigiore di qualcuno con la carità, con una testimonianza semplice che faccia intuire a chi abbiamo accanto che Dio è vicino, alle porte, dentro la realtà, anche la più inadeguata.

 

23 dicembre - I pastori

Lc 2,15-17

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

***

Gente semplice i pastori, ma dal cuore saggio. Sanno riconoscere cosa vale di più e cosa di meno. Sono gente legata ad un lavoro molto pratico, eppure non esitano a mettere al primo posto l’annuncio degli angeli che potrebbe sembrare così poco concreto, quasi uno strano sogno. Contempliamo i pastori, e impariamo da loro a lasciare ogni giorno, per un po’ di tempo le nostre occupazioni per ritirarci. Come loro camminarono verso Betlemme, così noi impariamo la strada del cuore che ci conduce all’intimità con Dio. troveremo la fonte della nostra gioia e della nostra salvezza.

 

24 dicembre - I Magi

Mt 2,1-2

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

***

I Magi sono saggi, sapienti venuti dall’oriente, persone che per la loro cultura hanno anche una onorevole posizione sociale. Eppure non si sentono arrivati. Non si siedono sulle loro certezze, sul loro sapere. Non si aggrappano al potere che certo deriva dalla loro conoscenza. Sono uomini in ricerca. Il loro cuore è rimasto giovane, capace di entusiasmo, desideroso di orizzonti grandi, sempre in fermento e in crescita verso qualcosa di nuovo, verso una vita più vera, più buona, più grande. Lasciamo che questi personaggi ci scuotano. Diventiamo come loro giovani nel cuore, capaci di desiderare una vita più buona e più piena, un amore più autentico, un orizzonte migliore. Anche per noi allora splenderà una stella, una qualche intuizione del cuore che ci ricondurrà all’incontro con Dio, non però ripiegati dentro lo scontato, ma piuttosto capaci di sempre nuovo entusiasmo e vitalità.

 

Ogni giorno, Per concludere

  1. Regaliamoci qualche istante di silenzio per meditare nel cuore il messaggio del Vangelo, per farlo diventare intuizione di vita e motivo di preghiera. 
  2.  Preghiamo con le parole prese dall’antico introito della messa della IV domenica di avvento 

 

Stillate rugiada, o cieli, dall’alto,

E le nubi piovano il giusto.

Guarda, o Signore, l’afflizione del tuo popolo,

E manda Colui che stai per mandare:

Manda l’Agnello dominatore della terra,

Dalla pietra del deserto al monte della figlia di Sion:

Affinché Egli tolga il giogo della nostra schiavitù.

Stillate rugiada, o cieli, dall’alto,

E le nubi piovano il Giusto.

Consolati, consolati, o popolo mio:

Presto verrà la tua salvezza:

Perché ti consumi nella mestizia, mentre il dolore ti ha rinnovato?

Ti salverò, non temere,

Perché io sono il Signore Dio tuo,

il Santo d’Israele, il tuo Redentore

Stillate rugiada, o cieli, dall’alto,

E le nubi piovano il giusto.

 

  •  Invochiamo la vergine Maria, donna dell’Avvento, perché ci conduca ad accogliere il suo Figlio, Gesù, L’Emmanuele nostro Salvatore. 

 

O santa Madre del Redentore,

porta dei cieli, stella del mare,

soccorri il tuo popolo che anela a risorgere.

Tu che accogliendo il saluto dell’angelo,

nello stupore di tutto il creato,

hai generato il tuo Creatore,

madre sempre vergine,

pietà di noi peccatori.

 

Concludiamo invocando per noi la benedizione del Signore facendo il segno di croce e ripetendo queste parole:

Il Signore ci benedica,

ci preservi da ogni male

e ci conduca alla vita eterna.

Amen

 

image

Novena dell’Immacolata

Immacolata concezione della Beata Vergine MariaSenza titolo

 Novena in preparazione alla solennità con le parole del Magnificat

L’incontro con l’Arcangelo Gabriele, l’esperienza profonda, intima della presenza di Dio, quell’eccomi pronunciato con convinto entusiasmo. Il cuore della giovane Maria è gonfio di meraviglia e di trepidazione, e com’è naturale nasce in lei il desiderio di comunicare, di gridare la sua gioia. Questo però è molto difficile. A chi confidare un’esperienza del genere? Da chi sentirsi capiti al punto da aprire il cuore? Quando Elisabetta le parla riconoscendola come Madre del suo Signore, Maria si sente immediatamente compresa, avvolta da una sintonia profonda, e prorompe in un meraviglioso cantico di esultanza. Mediteremo le sue parole cercando di accogliere come lei la gioia di Dio nella vita, una gioia che viene dalla sua misericordia per noi e dalla salvezza che egli vuole donarci. Lasciarci guidare da Maria, Madre celeste, ci aiuti a rinvigorire il germoglio della nostra fede, perché essa diventi feconda di gioia e serenità per noi e di testimonianza evangelica per il mondo.

La novena ha questa struttura:

 Un inizio comune con l’invocazione allo Spirito Santo

Una proposta per ogni giorno con la lettura di una delle espressioni del cantico di Maria e una piccola meditazione.

Una conclusione uguale per ogni giorno.

 

Inizio della preghiera (comune per tutti i giorni):

 Invocazione allo Spirito Santo.

Lo Spirito che rese fecondo il grembo di Maria, renda vigoroso anche in noi il germoglio della fede perché produca frutti di vita nuova.

 

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

 

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

 

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

 

Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

 

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

 

Senza la tua forza,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

 

Lava ciò che è sordido,

bagna ciò che è arido,

sana ciò che sanguina.

 

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò ch’è sviato.

 

Dona ai tuoi fedeli

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

 

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

 

Orazione: Illumina il nostro cuore, Signore, con lo Spirito che rese fecondo il grembo della vergine, e come rendesti fecondo il grembo di lei che obbedì alla tua Parola, fa che germoglino anche nell’umiltà del nostro cuore frutti abbondanti di vita nuova. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen

 

29 novembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,46b-47

 

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

 

Maria non mette al centro se stessa, ma Dio. Non attribuisce la sua gioia alla sua bravura, al suo merito. La esprime, e immediatamente la riconosce come un dono. Ha incontrato Dio, e lo ha sperimentato come salvatore. Si sente amata per sempre, e per questo custodita per sempre, preservata dalla vittoria del male. Simeone le annuncerà che il male la colpirà, la farà soffrire, ma fin da ora ella è certa che la parola definitiva nella sua vita la dirà l’Amore di Dio, e questa parola sarà salvezza. Questa è la certezza che riempie il suo cuore di gioia.

 

Chiediamo a Maria la grazia di non mettere al centro noi stessi, i nostri progetti, le nostre paure e ansie, le nostre forze, ma di fare spazio alla presenza di Dio che tutto illumina e valorizza della nostra persona e della nostra vita

 

30 novembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,48

 

Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

 

Maria non si inorgoglisce per quello che le è capitato. Sa che tutto quello che ha è dono di Dio, e lo riconosce. Questo non la fa sentire sminuita, mortificata, inutile. Al contrario, lei sa che questa umiltà non diventerà, davanti a Dio, umiliazione, ma spazio per accogliere il suo grande Amore. L’umiltà sarà per Maria anche beatitudine. In essa consisterà la sua fortuna, perché la farà costantemente destinataria di un immenso dono. Nell’umiltà sarà la sua felicità, perché la farà libera da se stessa e certa di essere Amata per sempre. L’umiltà sarà strada maestra per la sua realizzazione, perché nell’Amore di Dio si compirà fino alla pienezza la sua vita.

 

Preghiamo le Litanie dell’umiltà, invocando questo dono dal Signore, Mite ed umile di cuore, che volse il suo sguardo all’umiltà di Maria.

Invocazioni ispirate ad una preghiera scritta dal cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), Nunzio apostolico e poi Segretario di Stato Vaticano

 

O Gesù! mite ed umile di cuore, Ascoltami!

Dal desiderio di essere stimato, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere amato, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere decantato, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere onorato, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere lodato, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere preferito agli altri, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere consultato, Liberami, o Gesù.

Dal desiderio di essere approvato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere umiliato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere disprezzato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere rifiutato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere disprezzato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere dimenticato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere preso in ridicolo, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere contrariato, Liberami, o Gesù.

Dal timore di essere sottovalutato, Liberami, o Gesù.

 

01 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,49

 

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

 

Maria non ha ancora visto e toccato nulla. Dal momento dell’annunciazione è passato il tempo che serve per camminare da Nazaret fino a Gerusalemme, a casa di Elisabetta e Zaccaria. Ancora non sa cosa succederà, che cosa la aspetta, come si evolveranno gli eventi. Le grandi cose di cui parla sono per buona parte ancora solo grandi promesse, eppure Maria non dubita: sa che la fedeltà di Dio non verrà meno. Sa che chi incontra un amore così grande non può che aspettarsi grandi cose. 

 

Spesso la nostra fiducia in Dio è corta e limitata. Piu che immaginare le sue grandi opere rischiamo di cadere nella tentazione di uno sguardo frettoloso e negativo. Ogni momento di serenità rischia di allontanarci da Dio e di chiuderci nella nostra autosufficienza. Ogni inciampo, ogni ostacolo ci fa arrabbiare e sospettare di Dio.

Lasciandoci guidare da Maria passiamo qualche istante di silenzio a ringraziare Dio per quello che ci ha donato, e chiediamo alla Madre che ci aiuti ad aprire sul presente e sul futuro uno sguardo illuminato dalla fede.

 

02 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,50

 

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

 

Temere Dio non significa averne paura. La paura anzi è la nostra tentazione nei suoi confronti, come se egli fosse uno che ci porta via qualcosa, che minaccia la nostra libertà e incolumità. Al contrario, Dio ci rivolge il suo Amore, un Amore così grande, così profondo, così potente che ci intimorisce, cioè ci fa sentire piccoli, incapaci di capire, di prendere le misure della sua grandezza e del suo dono. Accorgersi che davanti a lui siamo minuscoli, ma immensamente amati ci riempie di stupore. Riconoscere che siamo piccole creature davanti ad un creatore che, nella sua immensità, ci considera importanti e desidera amarci, spalanca le porte del nostro cuore ad accoglierlo.

 

Nel silenzio chiediamo a Maria che ci aiuti a riconoscere la grandezza dell’Amore di Dio e a spalancare il cuore alla sua presenza, al suo Amore, alla sua Misericordia. Preghiamo il Padre nostro, la preghiera dei figli fiduciosi, abbandonati nelle braccia del Padre.

 

03 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,51

 

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

 

La superbia è la madre di tutti i peccati. Mette l’uomo nella condizione di pensare che può fare da se stesso. Colui che è catturato dalla superbia pensa di essere signore di se stesso, per questo non può avere come Signore Gesù Cristo. La superbia mette chi ne è contagiato nella condizione di pensare che è lui a dover decidere, lui a dover valutare, a dover scegliere ciò che è bene o male, vero o falso. In fondo il superbo, senza accorgersene, pretende di di fare senza Dio, di prendere il suo posto. La superbia è il peccato che il serpente suggerisce a Eva. Maria, la nuova Eva, sa che chi mette al centro se stesso non può più comprendere nulla ne della propria vita ne del mondo, perché rifiuta colui che della vita e del mondo è creatore. 

 

Maria ha allontanato il seme della superbia dal suo cuore. Sa che nessuna creatura può vivere in modo sano e autentico lontano dal creatore. Rinnoviamo la nostra fede, rinunciando a Satana e rinnovando la nostra adesione a Cristo, Signore della nostra vita.

 

Rinuncio al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio.

Rinuncio alle seduzione del male, per non lasciarmi dominare dal peccato.

Rinuncio a satana, origine e causa di ogni peccato.

 

Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra

Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese agli inferi. Il terzo giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna. Amen

 

04 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,52

 

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

 

Quando Maria pronuncia queste parole, i potenti sono tutti sui loro troni, i corrotti ordiscono le loro trame, i ricchi comandano opprimendo i poveri. Che Maria sia una sognatrice che non si rende conto della realtà? Certo che no. Il suo sguardo non è offuscato dall’ingenuità né deformato dall’entusiasmo. Maria parla in questi termini perché vede più lontano di quel che non potrebbe fare con le sole possibilità umane, e questo non perché abbia dei poteri speciali, ma perché lasciandosi abitare da Dio ne condivide la visuale. Chi condivide lo sguardo lungimirante di Dio sa che il suo regno è destinato a trionfare. Le trame dei potenti invece sono tutte destinate a corrompersi insieme a coloro che li ordiscono. Maria vede la prospettiva del regno, e questo le da la possibilità di vivere nella prospettiva del regno e di pregustarne la bellezza.

 

Proprio perché vede lontano, Maria vive di speranza. Lei è la donna dell’ascolto e dell’obbedienza, e per questo è anche la donna della speranza. Anzi, la sua vita e la sua intercessione sono faro di speranza per l’umanità, poiché in lei vediamo realizzate le promesse di Dio per noi. Invochiamo la sua intercessione e chiediamo che, nella sua tenerezza Materna, ravvivi in noi la speranza del bene.

Nel silenzio preghiamo anche per tutti coloro che vivono momenti di particolare disperazione e di buio, nella vita e nella fede, a causa dell’ingiustizia del mondo e delle fatiche della vita. Non preghiamo però in modo generale, cerchiamo piuttosto di presentare alla Vergine le persone che conosciamo e che, secondo noi, hanno bisogno di speranza.

 

05 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,53

 

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

 

Gli occhi di Maria vedono ancora lontano, nella prospettiva del regno, dove la luce di Dio metterà a nudo la verità. Allora si scoprirà che i beni che i ricchi hanno accumulato e nei quali hanno posto la loro fiducia sono nulla. Questi ricchi si renderanno conto di rimanere a mani vuote. Al contrario gli affamati, coloro che, anche a causa dell’avidità e dell’indifferenza dei ricchi, sono rimasti privi del necessario, saranno colmati di ogni bene. Queste espressioni del canto di Maria non parlano solo della giustizia futura, ma anche della sapienza per il presente. Come lei, anche noi siamo chiamati a riconoscere che la nostra ricchezza più grande, la nostra eredità preziosa, è l’amore di Dio. Di lui, della sua grazia, della sua misericordia dobbiamo avere fame, imparando a guardare ai beni della terra con gratitudine e libertà, riconoscendoli come strumenti di sostentamento e di condivisione e non come fonte della nostra salvezza, che viene solo da Dio.

 

Con le parole del Salmo 16 rinnoviamo nel cuore la certezza che Maria ci indica: Dio è il nostro unico e più grande bene.

 

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene».

Agli idoli del paese, agli dèi potenti andava tutto il mio favore.

Moltiplicano le loro pene quelli che corrono dietro a un dio straniero.

Io non spanderò le loro libagioni di sangue,

né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: la mia eredità è stupenda.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,

sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,

né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.

 

06 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,54

 

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

 

Dio non ci dimentica. Noi ci dimentichiamo di lui, ma sempre lui ci porta nel cuore e ci soccorre. A volte gli occhi del nostro spirito non sono capaci di riconoscere la sua presenza. Abbiamo bisogno di pregare con insistenza non perché Dio sia difficile da convincere, ma perché il nostro cuore fatica molto a vedere la sua salvezza, a percorrere le strade che lui ci indica, a lasciarci condurre da lui verso il nostro bene. Maria non ha ancora davanti agli occhi la salvezza di Israele, tutto è ancora segreto, nascosto, legato alla sorte di quel bambino che in lei è solo concepito. Eppure lei ne è certa: Dio è fedele, ricorda la sua misericordia e soccorre il suo popolo. Non ci sono dubbi, solo la paziente attesa di chi confida in lui sopra ogni cosa.

 

Facciamo nostra l’invocazione di Maria. Nel silenzio del cuore ripetiamo le sue parole: “Come hai soccorso Israele, tuo servo, ricordando la tua misericordia, così soccorri anche me, Signore.” e la preghiera insistente apra il nostro cuore al dono di Dio

 

07 dicembre

 

Le parole di Maria – Lc 1,55

 

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

 

In Cristo Gesù, che Maria ha concepito nel grembo, noi siamo diventati familiari di Dio (Ef 2,12-22). Egli ci ha voluti come sua discendenza, ci ha fatti figli nel suo Figlio. Nelle parole di Maria possiamo allora riconoscerci. La promessa fatta ai Padri e compiuta in Cristo Gesù è anche per noi. Noi vivamo questa appartenenza profonda a Dio. Egli vuole stabilire per noi una relazione confidenziale, familiare, e dentro questa relazione vuole realizzare per noi la sua promessa di serenità, di pace, di amore, di salvezza. 

 

Affidiamoci a Maria perché ci renda fedeli a Dio, grati per il suo amore, capaci di accogliere la sua paternità e di vivere realmente da figli suoi, testimoniando nel mondo il suo amore.

 

Affidamento a Maria:  (possiamo ripeterlo anche l’8 dicembre)

O Maria Immacolata,

rinnovo con la tua materna intercessione le promesse del mio Battesimo.

Rinunzio per sempre a Satana, padre di menzogna, accusatore dei figli di Dio, nemico della nostra gioia.

Rinunzio ai suoi inganni, alle sue seduzioni e alle sue opere e mi consegno interamente a Gesù, segno vivo dell’amore di Dio per me.

E per essere più fedele a Lui io oggi mi affido a Te, o Maria Immacolata, mia Madre e Signora. A Te, come un figlio, io abbandono e consacro la mia vita, la mia famiglia, la mia comunità parrocchiale.

O Maria, autami a disporre sempre di me nell’obbedienza assoluta a Cristo e al suo Vangelo, diventando testimone del suo regno nelle situazioni quotidiane e giudami in ogni difficolà e tempesta della vita. E quendo giungerò all’ultimo giorno, accoglimi, o Madre di Misericordia, tra le tue braccia. Presentami a Gesù, dicendo di me:

“Questo è mio figlio, che tu mi hai dato dalla croce”.

Allora esulterà l’anima mia nel Paradiso

e canterò il mio magnificat a Dio in eterno, con te  o Maria, Madre mia Immacolata. Amen

 

Ogni giorno si conclude con

 

La Preghiera di Benedetto XVI  - Una decina del rosario, l’orazione.

 

Preghiera di Benedetto XVI

Adattamento della preghiera pronunciata da Benedetto XVI

durante l’omaggio all’Immacolata di Piazza di Spagna l’8 dicembre 2006

 

“Piena di grazia” Tu sei, Maria, che accogliendo con il tuo “sì” i progetti del Creatore, ci hai aperto la strada della salvezza. Alla tua scuola, insegnaci a pronunciare anche noi il nostro “sì” alla volontà del Signore. Un “sì” che si unisce al tuo “sì” senza riserve e senza ombre, di cui il Padre celeste ha voluto aver bisogno per generare l’Uomo nuovo, il Cristo, unico Salvatore del mondo e della storia. Dacci il coraggio di dire “no” agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all’ipocrisia, all’egoismo e alla violenza. “No” al Maligno, principe ingannatore di questo mondo. “Sì” a Cristo, che distrugge la potenza del male con l’onnipotenza dell’amore. Noi sappiamo che solo cuori convertiti all’Amore, che è Dio, possono costruire un futuro migliore per tutti.

“Piena di grazia” Tu sei, Maria! Il tuo nome è per tutte le generazioni pegno di sicura speranza. Sì! Perché, come scrive il sommo poeta Dante, per noi mortali Tu “sei di speranza fontana vivace” (Par., XXXIII, 12). A questa fonte, alla sorgente del tuo Cuore immacolato, ancora una volta veniamo pellegrini fiduciosi ad attingere fede e consolazione, gioia e amore, sicurezza e pace.

Vergine”piena di grazia”, mostraTi Madre tenera e premurosa per gli abitanti di questa tua città, perché l’autentico spirito evangelico ne animi ed orienti i comportamenti; mostraTi Madre e vigile custode per l’Italia e per l’Europa, affinché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro; mostraTi Madre provvida e misericordiosa per il mondo intero, perché, nel rispetto dell’umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento, vengano poste basi salde per la civiltà dell’amore. MostraTi Madre specialmente per quanti ne hanno maggiormente bisogno: per gli indifesi, per gli emarginati e gli esclusi, per le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l’uomo ad altri scopi e interessi.

MostraTi Madre di tutti, o Maria, e donaci Cristo, la speranza del mondo! “Monstra Te esse Matrem”, o Vergine Immacolata, piena di grazia! Amen!

 

Decina del rosario

 

Orazione:

O Padre, che nell’Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l’hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

 

Senza titolo